mercoledì, novembre 09, 2005

BOTTONI e THINK DIFFERENT!


"La Storia dei Bottoni"
Da ragazzino, 10 anni o poco più, si giocava a “rizzino”. A quell’epoca a Peretola, da noi, c’era solo la via di Peretola che era asfaltata, poi il resto erano tutte strade sterrate. Quindi vicino alle fosse che passavano c’erano quei 20 centimetri di terreno che era terra libera, senza sassi. Noi giocavamo in questi pezzetti di terreno, si giocava a rizzino, cioè si rizzavano con la terra questi bottoni e si giocava. Usavamo le vecchie monete. Per esempio io avevo un’aquila francese, la chiamavo “la mia aquilina”, era leggera e veloce, si lanciava proprio bene. C’era l’Umberto I, insomma questi gettoni che erano ormai fuori corso.
Giocavo così bene che ero ingaggiato dai giovanotti. “Gioca per noi – mi dicevano – se vinci una lira noi ti diamo il 30%”, allora guadagnavo 30 centesimi. Ne ho vinte diverse di queste lire, però vincevo molto i bottoni, perché giocavo a bottoni. Ai bottoni si dava anche un valore: se erano di madreperla, per esempio, si diceva: “Questo te lo cambio, vale 5 bottoni normali”. Io gli davo 5 bottoni e prendevo quello di madreperla. Fatto sta che a forza di giocare io, in casa mia, ricordo di aver messo nel cassettone una scatola da scarpe piena di bottoni che avevo vinto. Poi, continuando a giocare, arrivai a possedere due scatole piene di bottoni!
Andando avanti arriva la guerra, la liberazione di Firenze, e noi no. Avemmo 20 giorni di bombardamenti con 47 morti, e la mia casa andò per aria. Nell’andare per aria, prima ci fu un gran fumo, poi la gente cominciò a dire: “Che c’è? Che succede? C’è la grandine”. Il tempo era bello e c’era un rumore come ci fosse la grandine. Fatto sta che questi bottoni, che erano saltati in aria, cascavano sui tetti tutto intorno e facevano “Tin tin tin” da tutte le parti. Così sono andati a finire i miei bottoni.
Dove siete andati a stare dopo?
Dopo s’andò a stare in una stanza, un magazzino, non c’era altro in quel momento, in un interno che era chiamato il purgatorio. Ecco, io andai a stare nel purgatorio.
E’ chiaro, perché avevi mandato a casa la gente coi pantaloni in mano...
Sì, ecco, la soddisfazione era anche questa, che molti ragazzi quando andavano a casa non avevano più neanche i bottoni delle mutande (perché si giocava d’azzardo!). E lì era il purgatorio perché in quell’interno tirava un vento, un tramontanino sempre fisso, per cui era un freddo cane. La gente chiedeva “Indò tu stai?” “Sto nel purgatorio!”.
Ecco questo è il fatto. Quindi, la soddisfazione di dire che ho vinto tanti bottoni, che non ne ho ricavato nulla, ho vinto anche un po’ di soldini (30 centesimi per una lira), e sono stato poi senza casa e al purgatorio.

SI
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Storia raccontata da Ugo Bencini, classe 1924, raccolta e trascritta da Gabriella Congedo, direttore "In Chianti" (v.sezione links)

5 Comments:

Blogger Undine said...

finalmente siete tornati!
mi macavate, ebbene sì. sigh!

5:35 PM  
Blogger Francesco said...

Cari amici, anche io sono un nostalgico delle semplici cose di una volta...
Di quei giochi "poveri" tremendamente ricchi...

PS. Attivate l'anti-spamming di blogger... andate nel vostro menù... vi eviterete i commenti "superflui"...
Ciao

10:54 AM  
Blogger SI-FA-SI said...

Eh gia', oggi sembrano storie marziane..Ti immagini questo signore, come tanti altri, che si vede passare davanti questa "bella" varia umanita'?Ma icche' pensera'??:-D
Grazie del suggerimento anti spam..Mi sa che ci vuole di questi tempi..:-)
Ciao,
la lista musicale e' sempre in preparazione, bella sfida..

SI

11:09 AM  
Blogger PiB said...

I giochi poveri erano davvero ricchi...mi piace da morire il passo "un tramontanino sempre fisso"...mi imagino la tramonatana di solito irrequieta che si fa piccola piccola ma costante

8:32 PM  
Blogger Ed said...

Ciao, un SI o una SI è venuto/a a trovarmi e mi accorgo che mi avete pure linkato! Vi ringrazio e contraccambio molto volentieri.

8:48 PM  

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